CONFEZIONE DA 12 PZ

Ingredienti:

Per la pasta: Farina 400 g di farina doppio zero, in passato si usava la farina di grano di Maiorcazucchero150 gr. di zucchero150 gr. di strutto, latte, uovo, vaniglia.

Per il ripieno: crema di latte, zuccata, scaglie di  cioccolato fondente, essenza di fiori di garofano e cannella.

Per la glassa: zucchero a velo, succo di limone, acqua.

Decorazione:  “diavolina”, palline colorate.

Preparazione della pasta

Setacciate la farina ed amalgamatela con lo strutto, quindi, disponetela a conca e aggiungete lo zucchero, l’uovo, la vaniglia ed il latte necessario.

Create un impasto omogeneo e consistente e avvolgetelo in una pellicola lasciandolo riposare per circa due ore.

In seguito, stendete la pasta a sfoglie di circa 5 mm di spessore e ricavate dei dischetti di circa 10 cm di diametro; ponete la pasta negli stampini a coppetta e riempite la cavità con la crema di latte, mentre nella parte superiore porrete la zuccata mista alle scaglie di cioccolato. Sovrapponete i dischetti, in precedenza preparati, e sigillate bene i bordi, quindi, poneteli in una teglia da forno. Spennellate la superficie con albume, leggermente battuto, e infornate a 200 °C per circa 20 minuti.

Sciogliete lo zucchero a velo con succo di limone e un po’ d’ acqua; con una frusta miscelate il composto fino ad ottenere una crema liscia e abbastanza densa. Spennellate le paste già fredde con la glassa e decorate con una pioggia di diavolina. Prima di servire fateli asciugare.

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  • Il dolce é legato indissolubilmente alla Sambuca-Zabut del XVIII secolo, e in particolare alla nobile famiglia Beccadelli. Donna Francesca Reggio, divenuta Marchesa di Sambuca per aver sposato Don Giuseppe, in occasione delle nozze dell’unico figlio Pietro, la nobil donna, chiese a Suor Virginia Casale di Rocca Menna, del collegio di Maria, «di mettercela tutta per escogitare le novità assolute nei campi di loro competenza e, tra questi, nel campo della dolciaria».

    Nell’anno 1725, la suora creava una della più soave pasta della pasticceria siciliana e di cui lo storico locale Di Giovanni riporta l’espressione della religiosa riguardo alla sua creatura: «Guardavo questa mattina dalla finestra della mia stanzetta le colline che si susseguono dalla Valle dell’ Anguillara sino alla collina del Castellaccio e alla costa della Minnulazza. La forma delle colline mi ha suggerito che noi dovremmo presentare ai marchesi un dolce che abbia la forma e, in quanto al contenuto porti la dolcezza di questa terra. Insomma un dolce paesano, ma prelibato, fine che susciti nel momento del degusto l’istinto del sentimento, ed elevi al tempo stesso lo spirito».

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